Giugno non chiude soltanto l’anno scolastico.
Giugno apre. Anche quando sembra una fine.
Nelle classi ci sono banchi che si svuotano, cartelloni che si staccano dai muri, agende che smettono di essere consultate. Ma sotto la superficie ordinata del congedo, si muove un’onda più profonda: quella dei legami che cambiano forma.
Ogni fine è anche un atto di fiducia nel futuro.
— John O’Donohue
Salutarsi bene non è un dettaglio. È un gesto educativo potente, spesso trascurato. Perché la scuola è piena di inizi ritualizzati, ma povera di chiusure accompagnate. Eppure è proprio nei passaggi che l’empatia diventa necessaria: per dare senso a ciò che è stato e per non avere paura di ciò che verrà.
Nel percorso Vitamina Scuola, il mese di giugno è dedicato a questo: abitare il passaggio, senza fretta, senza rimozione.
La paura del cambiamento
Cambiare fa paura anche quando lo desideriamo.
Rollo May lo scrive con chiarezza: il cambiamento non spaventa perché è negativo, ma perché ci costringe a lasciare una forma conosciuta di noi stessi.
«La libertà e il cambiamento generano ansia perché implicano responsabilità.»
— Rollo May
Per molti studenti (e insegnanti), giugno è questo: una soglia.
Si lascia una classe, un ruolo, una relazione. Anche quando c’è entusiasmo per il dopo, resta una nostalgia silenziosa. Non nominarla non la cancella. La rende solo più ingombrante.
Nel laboratorio Vitamina Scuola, si lavora proprio su questo: dare parola alle emozioni di fine, senza etichettarle come malinconia da superare o euforia da esibire.
Letture immersive: riconoscersi nelle storie
Le storie aiutano a dire ciò che non sappiamo ancora formulare.
Una lettura immersiva, fatta insieme, può diventare uno specchio emotivo collettivo: non spiega, risuona.
Le storie creano ponti là dove il linguaggio diretto fallisce.
— Jerome Bruner
Nel mese di giugno, le letture proposte nel laboratorio non parlano necessariamente di scuola. Parlano di viaggi, di addii, di trasformazioni. Dopo la lettura, il tempo della condivisione non è obbligatorio: è un invito.
Chi vuole parla. Chi non vuole ascolta.
Entrambe sono forme di partecipazione empatica.
Attività artistiche di congedo
A volte le parole non bastano. E allora entra in gioco il corpo, il segno, il colore.
Le attività artistiche di congedo – lettere mai spedite, oggetti simbolici, collage delle conquiste, mappe emotive dell’anno – permettono di trasformare l’esperienza vissuta in qualcosa di visibile.
L’arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non lo è.
— Paul Klee
Nel percorso Vitamina Scuola, questi momenti non servono a “fare qualcosa di bello”, ma a fare qualcosa di vero. Ogni creazione diventa una traccia: di un legame, di un passaggio attraversato insieme.
Questionari di feedback emotivo: chiudere il cerchio
Chiedere un feedback non è solo valutare. È riconoscere.
I questionari di feedback emotivo proposti a fine anno non misurano il rendimento, ma il vissuto:
Quando ti sei sentito parte del gruppo?
Cosa ti ha fatto crescere?
Cosa porterai con te?
Essere ascoltati fino in fondo è una forma di cura.
— Marshall Rosenberg, ideatore della Comunicazione Nonviolenta
Rileggere insieme alcune risposte, in forma anonima, permette alla classe di riconoscersi come comunità che ha attraversato qualcosa di significativo.
Rituali di chiusura: celebrare senza retorica
Ogni passaggio ha bisogno di un rito. Non per spettacolarizzare, ma per dare senso.
Un cerchio finale. Una parola per ciascuno. Un oggetto che resta.
I rituali di chiusura proposti nel laboratorio Vitamina Scuola sono semplici, ripetibili, autentici. Non chiedono performance emotiva, ma presenza.
I rituali sono il linguaggio dell’anima quando le parole non bastano.
— Clarissa Pinkola Estés
Salutarsi bene significa dire: quello che abbiamo vissuto conta.
Conta anche se cambia. Conta anche se finisce.
Portare con sé ciò che resta
Giugno non è una porta che si chiude di colpo. È una soglia da attraversare lentamente.
L’empatia, nei momenti di passaggio, è questo: accompagnare senza trattenere, riconoscere senza congelare, salutare senza perdere.
Non siamo ciò che lasciamo, ma ciò che continuiamo a portare con noi.
— Pablo Neruda
Il percorso Vitamina Scuola si conclude così: non con una fine, ma con una continuità emotiva. Con studenti e insegnanti che imparano che anche i saluti possono essere educativi. E che imparare a dirsi addio, a volte, è una delle forme più alte di cura.

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