Maggio è il mese in cui le classi si guardano allo specchio.
Non più all’inizio, quando tutto è promessa, né alla fine, quando tutto è bilancio. Maggio sta nel mezzo: è il tempo del noi. Di quello che siamo diventati insieme.
«Nessuno cresce da solo. Cresciamo sempre in relazione a qualcuno.»
— Michela Murgia
Nelle aule l’aria cambia. I gruppi si sono formati, le alleanze sono emerse, i silenzi hanno preso forma. C’è chi ha trovato posto e chi ancora lo cerca. È qui, adesso, che la scuola può scegliere: limitarsi a tenere insieme o iniziare davvero a costruire una comunità.
Una comunità empatica non nasce per caso. Non è la somma di buone intenzioni né il risultato automatico del tempo passato insieme. È un lavoro lento, quotidiano, fatto di ascolto, di parole date e ricevute, di spazi sicuri in cui potersi raccontare senza paura.
L’empatia non è sentire al posto di qualcuno, ma sentire con qualcuno.
— Carl Rogers
Ed è proprio da questa consapevolezza che, nel percorso laboratoriale Vitamina Scuola, il mese di maggio diventa il cuore pulsante del lavoro sul gruppo classe.
Il gruppo come spazio emotivo
Siamo abituati a pensare alla classe come a un insieme di individui che imparano. Ma una classe è prima di tutto un campo emotivo.
Daniel Goleman, parlando di intelligenza emotiva, ci ricorda che la capacità di riconoscere, comprendere e gestire le emozioni – proprie e altrui – è una competenza fondamentale tanto quanto leggere o scrivere. E, soprattutto, si apprende nel contesto delle relazioni.
Se non siamo in grado di nominare ciò che proviamo, non saremo in grado di prendercene cura.
— Daniel Goleman
Una classe empatica è una classe in cui le emozioni non vengono negate, ma riconosciute. In cui la rabbia non è un problema da reprimere, la tristezza non è una debolezza, la gioia non è una distrazione.
Nel laboratorio Vitamina Scuola, questo significa partire da strumenti semplici ma potenti: questionari emotivi, momenti di restituzione collettiva, domande che non cercano risposte giuste ma sincere.
«Le domande giuste non chiedono performance, chiedono presenza.»
— Francesca Gino, formatrice e studiosa di leadership
Giochi collaborativi: imparare a fidarsi
La parola “gioco” a scuola fa ancora paura. Come se giocare fosse l’opposto dell’imparare. E invece i giochi collaborativi sono una delle forme più alte di apprendimento sociale.
Il gioco è la forma più sincera di verità emotiva.
— Donald Winnicott
Nel mese di maggio, quando il gruppo è già strutturato, questi giochi diventano uno strumento prezioso per rimescolare ruoli, rompere stereotipi, creare alleanze nuove.
Non si vince da soli. Non si perde da soli. Si prova, si sbaglia, si ride, si ricomincia.
Ed è nel passaggio dal corpo alla parola che nasce la consapevolezza.
Non impariamo dall’esperienza. Impariamo riflettendo sull’esperienza.
— John Dewey
L’“ora di classe” e il modello danese
In Danimarca esiste un tempo settimanale che non è dedicato a una materia, ma alle persone. Uno spazio in cui si parla di relazioni, conflitti, emozioni, appartenenza.
Ciò che non trova spazio nel linguaggio, spesso esplode nel comportamento.
— Dan Siegel, neuropsichiatra e formatore
Nel mese di maggio, l’“ora di classe” diventa il luogo in cui il gruppo può fermarsi e chiedersi come sta. L’adulto non offre soluzioni immediate, ma regge lo spazio. Ascolta. Nomina. Restituisce.
Educare è soprattutto imparare a restare.
— Concita De Gregorio
Hygge: il valore dell’accoglienza
C’è una parola danese che torna spesso quando si parla di comunità: hygge. Non è solo comfort. È sentirsi al sicuro. È sapere che puoi essere come sei senza dover dimostrare nulla.
La gentilezza è una forma di intelligenza emotiva applicata.
— Daniel Lumera
Applicare la filosofia hygge alla classe significa curare i dettagli invisibili: il modo in cui ci si saluta, come si entra in aula, come si attraversano i conflitti.
Le cose più importanti accadono sempre in spazi piccoli.
— Emily Dickinson
Insegnare empatia, costruire futuro
Costruire una comunità di classe empatica non significa eliminare i conflitti. Significa attraversarli insieme.
Significa insegnare che le differenze non sono una minaccia, ma una risorsa.
L’inclusione non è portare le persone dentro, è cambiare lo spazio perché tutti possano starci.
— Vera Gheno
Maggio, allora, non è solo la fine dell’anno che si avvicina. È un invito a guardare il gruppo e dire: questo è il lavoro più importante che stiamo facendo.
Il percorso Vitamina Scuola nasce proprio da qui: dall’idea che educare all’empatia, alla gentilezza e all’inclusione – dentro e fuori dalla scuola – sia una responsabilità collettiva. E anche una possibilità bellissima.
La scuola migliore è quella che insegna a prendersi cura.
— Paulo Freire
Ogni mese un tema, ogni mese un passo in più verso una scuola che non insegna solo a sapere, ma a stare. Insieme.

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