Settembre è una soglia.
Una porta che si riapre, un passo che si fa insieme, spesso con un po’ di timore. I primi giorni di scuola non sono mai neutri: portano con sé aspettative, memorie, domande non dette.
C’è chi entra con entusiasmo, chi con prudenza, chi con una stretta allo stomaco. Accogliere non significa solo dire “benvenuti”. Significa preparare uno spazio emotivo in cui ciascuno possa sentirsi legittimamente al suo posto.
L’educazione è un atto di accoglienza dell’altro così com’è.
— Massimo Recalcati, psicoanalista e saggista
Nel percorso Vitamina Scuola, settembre è il mese in cui si gettano le fondamenta invisibili dell’anno: quelle relazionali.
L’ora di classe: il tempo che crea comunità
Nelle scuole danesi, i primi giorni non sono dedicati subito ai contenuti, ma alle persone. L’ora di classe è uno spazio protetto in cui ci si racconta, ci si ascolta, si costruiscono regole condivise.
«Ciò che viene prima dell’apprendimento è la relazione.»
— Haim Ginott, psicologo ed educatore
Portare questa pratica nelle nostre scuole significa scegliere di rallentare per includere. Nei laboratori Vitamina Scuola, l’ora di classe diventa un momento rituale: ci si siede in cerchio, si parla di come si sta, di cosa si teme, di cosa si spera.
Non è tempo “perso”. È tempo che prepara tutto il resto.
Giochi inclusivi per conoscersi davvero
Nei primi giorni, i giochi non servono a rompere il ghiaccio, ma a scioglierlo senza ferire. Giochi in cui non si espone chi è più timido, in cui non vince chi è più veloce, in cui ciascuno ha un ruolo.
«Il gioco è il primo linguaggio della relazione.»
— Jean Piaget
Nel laboratorio Vitamina Scuola, i giochi di settembre sono pensati per creare fiducia: nomi che diventano storie, movimenti condivisi, piccoli compiti da risolvere insieme. Perché sentirsi parte non è una dichiarazione, è un’esperienza.
Letture immersive: entrare in punta di piedi
Le storie, all’inizio dell’anno, aprono spazi che le parole dirette non riescono ancora ad abitare. Una lettura immersiva permette di parlare di sé parlando d’altro.
«Le storie sono un luogo sicuro in cui riconoscersi.»
— Aidan Chambers, scrittore ed educatore alla lettura
Nei primi giorni, leggere insieme significa dire: qui c’è tempo per ascoltare. Nel percorso Vitamina Scuola, le letture sono seguite da domande aperte, mai obbligatorie. Chi vuole parla. Chi non vuole resta. Anche questo è accoglienza.
Rodari e la grammatica dell’accoglienza
Gianni Rodari ci ha insegnato che la creatività non è un talento per pochi, ma una competenza democratica. La grammatica della fantasia è un invito a immaginare mondi possibili, a giocare con le parole, a costruire insieme.
«La creatività è sinonimo di pensiero divergente.»
— Gianni Rodari
Applicare Rodari all’accoglienza significa permettere ai bambini di partecipare alla costruzione della classe: inventare nomi per i gruppi, creare storie collettive, immaginare regole come se fossero personaggi.
La creatività, così, diventa uno strumento empatico: rende ciascuno autore e non solo destinatario.
Accogliere le differenze
Ogni inizio porta con sé differenze: di ritmo, di linguaggio, di storia personale. Accogliere significa non appiattire, ma riconoscere.
«L’inclusione non è adattare le persone al sistema, ma il sistema alle persone.»
— Mel Ainscow, studioso di educazione inclusiva
Nel laboratorio Vitamina Scuola, settembre è il mese in cui si esplicitano i bisogni: chi ha bisogno di più tempo, chi di silenzio, chi di movimento. Dirlo subito è un atto di cura preventiva.
Un inizio che resta
Settembre non dura solo un mese. Il modo in cui si accoglie resta impresso per tutto l’anno. Un bambino che si è sentito visto all’inizio, difficilmente si perderà dopo.
«Il primo sguardo è spesso quello che resta più a lungo.»
— Maria Montessori
Accogliere è educare perché insegna, senza spiegarlo, che le relazioni contano. Che la scuola può essere un luogo sicuro. Che l’empatia non è un contenuto da apprendere, ma un clima da abitare.
Il percorso Vitamina Scuola nasce da questa convinzione: che ogni anno possa iniziare non con la fretta di fare, ma con il coraggio di esserci. Insieme.

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