«Selvatica». La nuova serie artistica sul “battito animale”

In occasione della Giornata Mondiale del Disegno, ho deciso di inaugurare la mia nuova serie artistica prodotta negli ultimi due mesi.

Si chiama Selvatica.
È una serie di disegni e accanto, brevi pensieri intimi.
Uno scrigno di luce arrivato dopo un ingombrante silenzio.

«Non esiste trasformazione senza fatica. Sappiamo di dover bruciare fino in fondo, e poi sederci sulle ceneri di colei che un tempo pensavamo di essere e ricominciare da lì».
Donne che corrono coi lupi

Dopo l’esperienza della mostra immersiva InMe, dove ogni immagine aveva una voce, dove lo spettatore veniva accompagnato dentro, quasi preso per mano, ho sentito il bisogno opposto. Togliere. Restare. Non guidare più nessuno. Nemmeno me stessa.

In Selvatica non c’è audio.
C’è una frase. Poche parole.
Abbastanza da aprire. Non abbastanza da spiegare.

Questi disegni nascono in treno. Nei tempi sospesi dei viaggi da pendolare, dove non sei mai davvero nel posto in cui ti trovi. È lì che qualcosa si allenta. E arriva.

Arrivano donne.
Arrivano animali.
O forse la stessa cosa, vista senza difese.

Ma prima di arrivare qui, c’è stato un vuoto lungo quasi sette mesi.

Un tempo in cui non disegnavo.
O così mi dicevo.

Poi, all’improvviso, ho ricominciato… e l’ho fatto partendo da qui, dal flebile suono di un battito animale. Senza aspettative, senza ambizione. Solo loro ed io. Come siamo sempre stati.
E sono tornata a sentire dentro di me una cosa a cui ogni tanto smetto di credere: l’arte non si interrompe. Cambia forma. Scende più in profondità. Si deposita.

Per questo sento di dover chiedere scusa.

Scusa alla mia vocazione.
Per averla messa in discussione.
Per aver pensato che fosse fragile, intermittente, dipendente dalla mia volontà.

Non lo è.

È l’unica cosa che è rimasta quando io non c’ero del tutto.
Quando ero stanca. Distratta. Altrove. Persa in una versione di me nella quale non mi so riconoscere.
È rimasta lì, senza chiedere nulla.

(Dalle opere della serie “Selvatica”).
(Dalle opere della serie “Selvatica”).

So che ci saranno altre pause.
So che non sono un’artista inesauribile, una di quelle che trasformano tutto in opera, senza scarti. Le ho sempre guardate con ammirazione, e con una distanza che non saprei colmare.

Il mio modo è un altro.
È fatto anche di interruzioni. Di deviazioni. Di giorni in cui non succede niente.

E allora provo, da qui in avanti, a non colpevolizzare quel tempo.
A non chiamarlo vuoto.

Perché il disegno, per me, è anche un modo di pensare.
E se guardo bene, non ho mai smesso.

Disegno quando guardo.
Disegno quando scelgo una parola invece di un’altra.
Disegno con la mano che stringe un mouse.
Disegno con gli occhi, quando tracciano linee su un orizzonte che ancora non esiste.

C’è una frase che ho letto tanti anni fa, in una mostra:
Certo è che se non lo immagini, il mondo non lo vedi.

Allora non l’avevo capita. Ma non mi ha mai lasciata.

Ora so cosa vuol dire.
Lo so ogni giorno di più.

C’è stato un momento, e credo arrivi per tutti, in cui ho iniziato a mettere in discussione molte cose: il modo in cui ci raccontiamo, il modo in cui ci adattiamo, il modo in cui impariamo a stare al mondo. E più il tempo passa, più sento che la direzione non è “andare avanti”, ma tornare indietro, non per regredire, ma per recuperare.

Sul mio comodino, da sempre, c’è un libro: Donne che corrono coi lupi.
È uno di quei libri che non si leggono una volta sola. Si attraversano.
E ogni volta ti restituiscono un pezzo che avevi dimenticato.

Selvatica nasce anche da lì.
Dal bisogno di recuperare quella forza primordiale che ci abita, che non è rabbia, non è ribellione sterile, ma è radice. È direzione. È riconoscimento.

Per questo gli animali nei miei disegni non sono simboli decorativi.
Sono presenze.
Sono specchi.
Sono parti di noi che sanno ancora.

Ogni immagine è accompagnata da una frase breve, piccole poesie ispirate un po’ allo stile haiku, senza la pretesa di volermi cimentare in un linguaggio che non conosco bene.

Non una spiegazione. Non una didascalia. Piuttosto un varco. Una possibilità di entrare, o di restare fuori. Perché non tutto deve essere capito e soprattutto l’arte non deve essere spiegata.
Alcune cose devono solo trovare il punto giusto in cui appoggiarsi.

Forse è questo che cerchiamo, alla fine.

Un punto in cui riconoscerci.
Un luogo che non sia provvisorio.
Una sensazione netta: essere nel posto giusto. E sapere, senza più doverlo dimostrare, che quel posto ce lo siamo guadagnato.

La serie è in preparazione e in continuo ampliamento.
È un progetto che cresce lentamente.
Come tutto ciò che è vivo.


Per acquistare

Le opere saranno disponibili prossimamente come stampe, ordinabili online, in formato A5, A4, A3 e 50×70 cm. Tipologia di consegna da concordare in base al luogo di destinazione.

Ordina la tua opera “Selvatica” scrivendo a denisesarrecchia@gmail.com



L’artista

Denise Sarrecchia è autrice, grafica e illustratrice. La sua ricerca si muove tra parola e immagine, con uno sguardo poetico rivolto ai moti interiori e all’immaginazione.
Tra le sue opere illustrate, Bonsai (2020) ha ricevuto una menzione al Premio Raffaele Artese, sostenendo con parte dei proventi l’associazione Afadoc, premiata a sua volta all’OMaR per la comunicazione sulle malattie e i tumori rari.
Fai pensieri felici (2022), scritto e illustrato da lei, è diventato una performance immersiva presentata a Sora e a Cetona, sul tema dell’ascolto e della condivisione.
La baia, ancora inedito, ha ricevuto nel 2023 una menzione al Premio Andersen – Baia delle Favole.
Denise è cofondatrice dello studio editoriale SelkInk, una piccola realtà digitale di servizi editoriali, attraverso la quale porta avanti il progetto LISA (acronimo di “Libri per un’istruzione solidale e accogliente), volto a favorire l’istruzione dei bambini dei paesi in via di sviluppo tramite la collaborazione con associazioni solidali internazionali.
È fondatrice del progetto Vitamina Scuola. Laboratorio sull’empatia e l’inclusione, un percorso formativo per insegnanti e bambini, realizzato in collaborazione con un team di psicoterapeute, pensato per rafforzare l’empatia, l’inclusione e contrastare il bullismo.
Da sempre disegna, ama l’arte, guarda film d’animazione, sognando di produrne, un giorno, uno tutto suo.

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