Andersen e La sirenetta – Premessa del libro

Ascolto i passi del lento avanzare di un attore ancora acerbo.
Lo vedo prendere una sedia di legno e portarla al centro del palcoscenico.
Tiene lo sguardo basso e le braccia lunghe lo accompagnano nella sua ignara andatura.
I riflettori lo seguono fedeli e scoprono a poco a poco il suo viso, avvolto nel buio delle quinte, con carezze di luce fioca.
Si siede con garbo e a mani giunte abbandona su quella sedia un corpo fin troppo stanco.

Ora alza lo sguardo. C’è buio. C’è silenzio.
Ma lui sa che non è solo.

Deglutisce prima di iniziare il suo monologo e respinge con debole forza quelle lacrime che sono già sull’orlo dei suoi occhi e aspettano soltanto la prima parola, per poter scendere giù lungo il viso.
Ma lui ora sa di aver vinto, anche se continua a vivere con l’obiettivo di dimostrarlo.

Ogni volta che si varca la soglia di un palcoscenico si ha la sensazione di essere nudi, di parlare anche se si resta muti di fronte ad una platea vuota. Forse perché ci basta la scia di chi ci è già passato, ci basta l’eco di applausi che non sappiamo se meritare, ci basta il fantasma di ciò che faremo, per sentirci spogli.

Eppure i veri vincitori costruiscono la propria grandezza su quella nudità, sui fantasmi che li inseguono, senza l’impulso di zittirli, perché sanno che l’io è un oscuro e imprevedibile vaso di Pandora, pronto a inghiottirli.

Ora è pronto.
La sua vita gli scorre davanti in un secondo.
È ciò che prova ad ogni replica, ma per lui, come per il pubblico, è sempre la prima volta.

Mi piace immaginarlo così. In realtà come lo descrivono, ma con quel tocco di umanità che lo rende vero ai miei occhi, che lo riporta nel nostro presente, che lo fa uscire dalle pagine dei suoi libri, come per incanto.
Mi piace immaginare di essere lì, seduta vicino a lui, in un teatro vuoto, pieno di febbricitanti echi, di anime sognanti e commosse, di un pubblico fantasma che riempie l’atmosfera lasciandoci soli.
Mi piace pensare di raccontarvi, non del grande Hans Christian Andersen, ma di un grande uomo di nome Hans Christian.

Denise Sarrecchia

[Estratto dalla premessa di Andersen e La sirenetta. Iconografia di una fiaba (1873-2013)]

[da Andersen e La sirenetta. Iconografia di una fiaba (1873-2013)]

Leggi l’introduzione

Leggi l’estratto: Arthur Rackham. Ninfe a confronto: Undine e La sirenetta.

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